Self-coaching EMDR: solido, strutturato e subito applicabile

Basi specialistiche, consigli pratici e contenuti approfonditi per un’auto-applicazione consapevole.

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Modulo 3.1 – Comprendere i movimenti oculari

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La parte decisiva dell’applicazione – e perché la precisione qui fa la differenza

Dopo che nel secondo modulo il meccanismo d’azione dell’EMDR è diventato comprensibile, l’attenzione si sposta ora sulla parte che all’esterno è più visibile e, allo stesso tempo, più spesso sottovalutata: i movimenti oculari.

A prima vista sembrano semplici. Lo sguardo si muove, l’attenzione segue. Da ciò nasce facilmente l’impressione che si tratti di una componente intercambiabile, che può essere sostituita o semplificata a piacimento.

Proprio qui nascono le maggiori differenze nella qualità dell’applicazione.

Questo modulo parte da questo punto. Chiarisce quale funzione svolgano effettivamente i movimenti oculari nel processo complessivo e perché la loro esecuzione non sia secondaria, ma debba essere compresa con precisione.

Perché l’esecuzione dei movimenti oculari è più di un elemento di accompagnamento

In relazione all’EMDR, i movimenti oculari sono spesso considerati un puro strumento ausiliario. Sembrano accompagnare il processo senza influenzarlo in modo significativo.

Questa valutazione è riduttiva.

Il modo in cui i movimenti oculari vengono attuati influenza direttamente se i processi descritti nel modulo precedente vengono effettivamente avviati. Non agiscono isolatamente, ma in combinazione con l’attivazione, l’attenzione e l’elaborazione interiore.

In questo senso, non è decisivo il modo in cui il movimento viene innescato, ma come è integrato nella sequenza. Sia con gli occhi aperti che chiusi, con un orientamento esterno o una guida puramente interiore – la qualità dell’esecuzione determina se il processo viene sostenuto in modo stabile.

Questo modulo rende comprensibili queste connessioni, senza limitarsi a rappresentazioni semplificate.

Incomprensioni tipiche – e perché compromettono il processo

Proprio perché i movimenti oculari sembrano così accessibili, si sono sviluppate molte ipotesi semplificate al riguardo.

Tra queste c’è l’idea che la velocità, il ritmo o l’ampiezza del movimento giochino solo un ruolo subordinato. Altrettanto diffusa è l’ipotesi che ogni forma di movimento sia fondamentalmente sufficiente, purché sia in qualche modo presente.

Nell’applicazione pratica, tuttavia, emerge un quadro diverso.

Determinate deviazioni portano il processo a diventare instabile o a non avviarsi affatto. Altre modificano la percezione in modo tale che l’elaborazione vera e propria venga sovrapposta.

Questi effetti non sono immediatamente evidenti, ma influiscono direttamente sul risultato.

Questo modulo affronta questi punti e li inquadra sistematicamente, in modo che sia chiaro cosa conta e quali aspetti non siano arbitrari.

La base per un’applicazione precisa – e il passaggio alla fase successiva

L’obiettivo di questo modulo non è un’imitazione meccanica di procedure, ma una chiara comprensione del ruolo che i movimenti oculari assumono nel processo complessivo.

Chi riconosce questa connessione può strutturare l’attuazione dei movimenti oculari in modo più mirato e inquadrare meglio la propria percezione durante l’applicazione. In questo modo si crea una base decisamente più stabile per i passi successivi.

La struttura di questo tutorial segue anche in questo caso l’esperienza del lavoro pratico. Nel tempo è emerso che proprio quest’area viene spesso semplificata, perdendo così di efficacia. Per questo motivo, in questo punto viene trattata intenzionalmente in modo approfondito.

Con questa comprensione diventa chiaro perché nel prossimo modulo l’attuazione concreta venga tradotta in una struttura chiara e graduale. Le procedure lì descritte attingono direttamente alle conoscenze qui trasmesse e le rendono utilizzabili nell’applicazione.

Questo modulo costituisce quindi il collegamento tra il meccanismo d’azione teorico e l’esecuzione pratica. Fa sì che i passi successivi non agiscano isolatamente, ma siano compresi come parte di un processo coerente. Leggi di più sul modulo 3.2…

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